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 Le origini dei lanci Riduci

LO SPORT NELL'ANTICA GRECIA

Si è individuata nell'agonismo, inteso come elemento essenziale della società greca, la chiave per comprendere lo straordinario significato dello sport, considerato dai greci una componente essenziale nella formazione e nella vita del cittadino; questo concetto è chiaramente espresso nelle parole riportate nel dialoghetto Anacarsi o degli esercizi fisici, scritto nel II sec. d.C.. L'autore di questa opera, Luciano di Semosata, immagina che lo stesso Solone, il grande legislatore ateniese del VI sec. a.C., cerchi di far capire ad un barbaro di nome Anacarsi, che si chiede come mai tanta gente accorra da tutta la Grecia lasciando le "serie faccende" per perdere tempo "nel vedere gli uomini che si percuotono, si malmenano, si buttano a terra e si picchiano tra loro", quali siano le componenti ideologiche e le motivazioni profonde dello spirito agonistico greco.
"...Saresti seduto in mezzo agli spettatori - dice Solone ad Anacarsi - e osserveresti il coraggio e la bellezza fisica degli uomini, la loro forma meravigliosa, l'abilità impressionante, la forza invincibile e la loro infaticabile volontà di vittoria... cittadini dotati di animo nobile e di buona attitudine alle armi, guardiani capaci del nostro paese e baluardi della nostra libertà".
Con queste parole, Solone che fu il legislatore delle palestre e stabilì i premi in denaro dati da Atene al rientro in patria ai cittadini che, conquistando la corona olimpica, avevano ben meritato della propria città, traccia un profilo ideale dell'atleta antico. In esso vengono sottolineate, insieme al coraggio, la bellezza e l'armonia del corpo, come espressione non solo della vigoria fisica ma anche delle qualità morali e quindi un valoroso soldato. Vediamo qui adombrati due concetti fondamentali che stanno alla base dell'agonistica sportiva del periodo più antico: le esercitazioni atletiche come scuola di formazione per le virtù civili e militari ed il raggiungimento della bellezza fisica, espressioni delle classi sociali più elevate. Queste due concezioni trovano nell'epopea omerica la più antica documentazione letteraria. La storia greca comincia nel 776 a.C. con la fondazione dei Giochi olimpici.


LANCIO DEL DISCO 

Il lancio è universalmente riconosciuto come un'azione atletica "classica". Di origini remoteDiscobolo (la statua del famoso discobolo greco di Mirone (V secolo A.C) ne è una tangibile testimonianza) era praticato in antichità con attrezzi maggiorati sia per diametro sia per peso (il diametro è di 15 - 20 cm e nell'antichità il peso oscillava da 1 a 5 Kg)

Di solito il disco veniva cosparso di sabbia, per permettere una presa più salda. L'atleta eseguiva il lancio da una base di partenza, delimitata frontalmente e lateralmente. La tecnica era del tutto diversa dall'attuale: il disco, infatti, veniva sollevato all'altezza del capo con entrambe le mani, si spingeva il braccio destro all'indietro e in basso, mentre corpo e testa seguivano il movimento. In tal modo ci si ripiegava su se stessi e tutto il peso del corpo poggiava sul piede destro; l'ultima fase prevedeva l'estensione in avanti e il lancio dell'attrezzo.

 

Al Oerter
 

 


Al Oerter è stato forse il più grande lanciatore del disco  di tutti i tempi, vincendo 4 Olimpiadi consecutive. Particolarmente  longevo, dopo essersi ritirato nel 1969, tornò alle competizioni nel 1977 eguagliando le proprie migliori prestazioni, nel 1980 poi a 44  anni stabilì un primato personale di 69m 46cm.

 

 


 

LANCIO DEL MARTELLO  

L'attrezzo è costruito da una testa sferica di metallo dalla quale parte un filo d'acciaio che Nicola Vizzonitermina con una impugnatura triangolare. Il tutto per una lunghezza di circa 120 cm., per complessivi 7,260 Kg. (4 Kg. per le donne).
Le forze che il lanciatore esercita sull'attrezzo, sono applicate all'impugnatura e trasmesse, tramite il filo, alla testa del martello. Questo, in uscita, esprimerà una velocità finale proporzionata all'entità delle forze impresse. Dal punto di vista fisico, gli impulsi di forza applicati dall'atleta generano un moto uniformemente accelerato.

Il lanciatore impugna l'attrezzo con entrambe le mani e ruota all'interno della pedana, trasmettendo alla sfera (che si muove su di un'orbita circolare) una progressiva velocità "angolare".
Nei movimenti rotatori, l'equilibrio dinamico mantenuto dall'atleta riveste un'importanza fondamentale per la buona riuscita del lancio. Egli esegue le rotazioni sul suo asse longitudinale, facendo sempre "perno" sul piede interno, provocando un'inclinazione progressiva del piano orbitale del martello e terminando l'azione con la distensione completa delle gambe, del tronco, cui fa sempre seguito una potente "frustata" delle braccia che lasciano l'attrezzo con traiettoria di poco inferiore ai 45°.

 


 

John GodinaGETTO DEL PESO  

E' una specialità che ha origine nelle feste popolari delle isole britanniche, con l'utilizzo d'attrezzi non standardizzati. Nell' 800, il peso fu fissato in 16 libbre, corrispondenti Kg. 7,257 di peso che tutt'ora, per regolamento I.A.A.F., è usato nelle gare maschili. L'attrezzo per le competizioni femminili è di Kg. 4.
Il getto del peso ha un tempo esecutivo ridottissimo, circa un secondo. Il lanciatore, forte muscolarmente, deve essere estremamente dinamico nell'azione.
Le tecniche adottate agli albori della specialità, erano generalmente dettate da interpretazioni personali, con scarso sfruttamento dell'azione delle gambe.
Negli anni '50 l'americano Parry O' Brian modificò, in parte, la tecnica di lancio, razionalizzandola e sfruttando maggiormente la forza degli arti inferiori. Non più una traslocazione laterale ma "dorsale" che permetteva una maggiore torsione del busto nell'azione finale. L'atleta, con anticipo delle anche, si raddrizzava e con un'azione "catapulta" spingeva il peso ad una velocità di circa 14 metri al secondo.
Negli ultimi anni alla tecnica "dorsale" si è affiancata quella "rotatoria", simile a quella del lancio del disco, che permette di aumentare la velocità d'uscita dell'attrezzo.


LANCIO DEL GIAVELLOTTO

Le prime notizie storiche sul lancio ci provengono dall'antica Grecia, più precisamente,Carlo Lievore - Record del mondo nel 1961 (mt. 86,84) dagli scritti di Senofonte, 776 a.C.. Nonostante questa tradizione ultra millenaria, nel periodo di rinascita dello sport moderno la gara acquista ufficialità soltanto alla quarta edizione delle Olimpiadi (Londra, 1908). Nella ricerca di migliorare sempre di più la struttura aerodinamica, per un maggior "veleggiamento" in aria, l'attrezzo ha subito nel tempo continue modifiche strutturali, pur restando sempre nei limiti regolamentari di peso: 800 g per gli uomini e 600 g per le donne.
Quando U. Honn, nel 1984, con un lancio raggiunse la misura di m. 104,80 la I.A.A.F., per garantire più sicurezza negli stadi, intervenne modificando il regolamento sulla costruzione del giavellotto spostando il suo baricentro alcuni centimetri più avanti. Ciò ha permesso una traiettoria con parabola discendente più rapida, favorendo un atterraggio più netto dell'attrezzo (con la parte anteriore: il regolamento annulla i lanci che atterrano "di pancia" o con la zona posteriore), limitando di fatto i rischi d'incolumità generale.
Attualmente, i record della specialità sono ufficializzati solo se ottenuti con il nuovo attrezzo.
Il giavellotto è l'unico lancio atletico dove è permessa una rincorsa. Infatti, l'azione non si esegue su una pedana circolare ma su una vera e propria zona di rincorsa, lunga almeno 30 metri.
Come per tutte le gare di lancio, lo scopo primario della performance è di ottenere la massima velocità d'uscita dell'attrezzo. Questa si ottiene attraverso il rispetto della catena biocinetica nel finale di lancio. Al termine della rincorsa, l'atleta, raggiunge una posizione di massima tensione muscolare con un atteggiamento "ad arco" ed il posizionamento del giavellotto, sfilato dietro, con il braccio in estensione. Da questa posizione il giavellottista inizia l'azione di lancio che si conclude, anche in questo caso, con la "frustata" del braccio lanciante a seguito del preventivo intervento di: gambe, anca, tronco, spalla.

 

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